La montagna: una scuola di management.
La determinazione del singolo e della squadra sono le chiavi del successo sul K2 come in azienda.
La montagna una scuola di management

 


Quali emozioni provi nel raggiungere una vetta? (le risposte degli alpinisti Alessandro Gogna, Cristian Brenna, Karl Unterkircher, Nives Meroi e Silvio "Gnaro" Mondinelli)
tratto dal libro "La montagna: una scuola di management"

| More
 

 
 

Quali emozioni provi nel raggiungere una vetta?

Alessandro Gogna - Sono tante, e dipendono molto da che cosa uno ha messo in gioco in quella salita, da cosa ha messo sul piatto del proprio impegno. Se uno raggiunge la vetta per caso, perché magari è stato invitato da un amico, può essere un piacere, una cosa bella, ma finisce lì. C’è invece chi ci mette molto di se stesso, ma anche l’emozione che si prova può essere diversa. A volte, se non si raggiunge la vetta può essere un problema perché ci si sente falliti. Ma quando si raggiunge può anche capitare che scatti il meccanismo “sì l’ho raggiunta, quindi se l’ho raggiunta vuol dire che era facile”. E così si crea un’altra meta ancora più difficile, e si inizia una corsa che può anche diventare pericolosa.

Cristian Brenna - Quando arrivi in cima l’emozione non è mai alle stelle. Almeno, io non mi sono mai sentito appagato sulla vetta, lo sono sempre molto di più dopo quando sono a casa e ci ripenso. Però, più che la vetta quello che mi da soddisfazione è l’itinerario di salita: se trovo una via che mi soddisfa molto, anche se non arrivo in vetta sono contento lo stesso.

Karl Unterkircher - Il raggiungimento di una vetta è un emozione indescrivibile. É la fine di enormi affaticamenti fisici e psicologici; il traguardo di un sogno iniziato giorni, mesi o anni prima, il giorno in cui “Lei”, la cima, è entrata ed è rimasta insistente nella mia mente. Forse non esiste ancora il nome esatto di questo sentimento di libertà assoluta, che provo in vetta. Ogni volta guardandomi attorno riesco a percepire quanto sono minuscolo su questo pianeta, e allo stesso tempo divento consapevole della mia veramente “importante” presenza al mondo. Un mondo che però andrà avanti anche senza di me.

Nives Meroi - Sul momento niente di particolare, perché ho sempre bisogno di un po’ di tempo per digerire le esperienze. In più in Himalaya puoi dire di aver fatto una cima solo quando sei al campo base ben seduto sulla sedia e con un piatto di pastasciutta davanti. Perciò i tempi sono molto lunghi e dilatati, e sulla vetta non provi emozioni forti. Forse anche per la mancanza di ossigeno che ti fa ragionare in maniera più lenta.
Diciamo che la gioia della scalata non è necessariamente legata alla cima. Sia in vetta che durante la salita, provi un’emozione legata a tutta l’esperienza che stai vivendo. Cammini, fai una fatica bestia e quando ti giri un attimo per prendere fiato, il tuo sguardo si perde nell’infinito, non domina mai l’orizzonte, ma lo abbraccia. Ti rendi conto di quanto siano irrilevanti tutte le ambizioni, capisci la fragilità assoluta di noi esseri umani che pensiamo di sapere tutto, di… dominare, ma che cosa?

Silvio “Gnaro” Mondinelli - Quando raggiungo la vetta provo il sollievo di aver finito. E poi, sicuramente, la soddisfazione di aver raggiunto un obiettivo.

 

Copyright© 2016 - Olympos Group srl - Via Madonna della Neve, 2/1 - 24021 (Albino) - Strada Statale del Passo Gavia, 24 - 25056 Ponte di Legno (BS)
Tel 0350666302 - Fax1786054267 - N.REA 348181 - CF, P.I. 03083810162 - CS i.v. €10.000 - informativa sulla privacy